<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Dott.ssa Carla Casale |</title>
	<atom:link href="https://www.psicologafioriefarfalle.it/author/admin/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.psicologafioriefarfalle.it</link>
	<description>Psicologa e sessuologa clinica a Torino</description>
	<lastBuildDate>Tue, 01 Jun 2021 10:38:33 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.6.11</generator>

<image>
	<url>https://www.psicologafioriefarfalle.it/wp-content/uploads/2021/05/Psicologa-Carla-Casale-150x150.png</url>
	<title>Dott.ssa Carla Casale |</title>
	<link>https://www.psicologafioriefarfalle.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Attrazione dell&#8217;uomo verso il rischio</title>
		<link>https://www.psicologafioriefarfalle.it/attrazione-delluomo-verso-il-rischio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=attrazione-delluomo-verso-il-rischio</link>
					<comments>https://www.psicologafioriefarfalle.it/attrazione-delluomo-verso-il-rischio/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Carla Casale]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2021 10:22:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport estremi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.psicologafioriefarfalle.it/?p=5529</guid>

					<description><![CDATA[<p>In una società ossessionata dalla sicurezza, la ricerca del rischio appare certamente come uno dei tratti più identificativi dei nostri tempi. Si sente l’immancabile voglia di creazione di un senso, che animi le società umane.&#160; Per Erik Erikson (Erickson, 1974) l’adolescenza è il tempo ideale per il cambiamento che si attua superando i momenti di [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.psicologafioriefarfalle.it/attrazione-delluomo-verso-il-rischio/">Attrazione dell’uomo verso il rischio</a> first appeared on <a href="https://www.psicologafioriefarfalle.it"></a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In una società ossessionata dalla sicurezza, la ricerca del rischio appare certamente come uno dei tratti più identificativi dei nostri tempi. Si sente l’immancabile voglia di creazione di un senso, che animi le società umane.&nbsp;</p>



<p>Per Erik Erikson (Erickson, 1974) l’adolescenza è il tempo ideale per il cambiamento che si attua superando i momenti di crisi che la contraddistinguono e trovando un accomodamento tra quello che il giovane vorrebbe essere e quello che, invece, la società si attende da lui.&nbsp;</p>



<p>L’ingresso nella vita è, per tutti gli adolescenti, un periodo di prova, di lotta, di crisi e spesso di rinunce, in cui il giovane di oggi è posto davanti a svariate prove, spesso abbandonato e allo stesso tempo limitato nelle sue scelte.&nbsp;</p>



<p>Gli adolescenti sono spinti a giocare la propria sicurezza o la propria vita a rischio di perderla, per guadagnarsi, tramite il superamento di prove rischiose, quell’identità e status d’adulto che la società odierna riesce sempre meno a garantirgli. I giovani “risentono” la necessità di ritrovare, nella forza di questi attimi di rischio, il sentimento di esistere, sentendosi fisicamente vivi e contenuti e soprattutto, rassicurati sulla propria esistenza.</p>



<h2>Ordalia primitiva e ordalia moderna</h2>



<p>David Le Breton (Le Breton, 1995), utilizza il rito dell’ordalia primitiva per spiegare questo bisogno impellente nei giovani di rischiare e mettere in pericolo il proprio corpo, pur di ricrearsi un’identità e uno status sociale accettato dalla comunità.&nbsp;</p>



<p>L’<strong>ordalia</strong> è un <strong>rituale</strong> in cui si sottoponeva l’uomo, su cui si avevano sospetti, al giudizio di Dio per verificare se fosse innocente o colpevole. Il giudizio divino, interrogato, esprime il suo verdetto attraverso la sottomissione dell’uomo a una prova dolorosa. L’esito di tali prove, (morte o sopravvivenza dell’uomo) si rivela, agli occhi della comunità, come prova indiscussa di colpevolezza o innocenza. </p>



<p>L’<strong>ordalia moderna</strong>, non potendo più essere attuata come un vero rito culturale, è vista, invece, come una risorsa individuale, una figura inconscia con la quale l’individuo chiede alla morte, mediante un’azione pericolosa, se la sua esistenza ha ancora un prezzo e un senso. </p>



<h2>Estremo e rischio negli sport contemporanei</h2>



<p>Estremo, rischio e ordalia sono termini vivi nel campo delle pratiche e degli sport contemporanei. La <strong>pratica sportiva </strong>diviene, così, uno spazio che appartiene solo a noi stessi e che ciascuno fa proprio. Un modo nuovo di guardare e guardarsi, affinché l’impegno non sia solo questione di punteggi, ma soprattutto occasione di sperimentazione dei tanti sé che s’incontrano e scontrano in una stessa persona. Gli adolescenti contribuiscono a dare così un senso alla loro vita tramite l’esperienza. </p>



<p>La <strong>pratica di sport estremi</strong> va in questo senso vista come un’<strong>occasione speciale</strong>, uno spazio prezioso e unico rispetto agli altri contesti della vita quotidiana.</p>



<p>L’adolescente ha la possibilità di toccare con le proprie mani, e tutto il proprio corpo, le sensazioni che ne derivano, anche se il prezzo da pagare per ottenere tutto questo è sottoporsi a uno sforzo all’aldilà delle proprie forze. L’essere umano sente la necessità interiore di sperimentarsi e oltrepassare i propri limiti (Le Breton, 1995).</p>



<p>Il rischio, se intrapreso liberamente e in maniera consapevole e controllata, procura, attraverso la pratica di attività intense e gratificanti, la capacità di reinterpretarsi, di scappare dalla noia e instaurare una relazione con ogni singolo istante della vita. </p>



<p>Alcuni autori che si occupano di adolescenza parlano di “<strong>propensione al rischio come fase specifica</strong>” evidenziando le differenze che intercorrono tra propensione al rischio e comportamenti concretamente pericolosi, ma sottolineano quanto sia di primaria importanza e necessità per gli adolescenti rischiare. </p>



<p>Secondo la prospettiva evolutiva, va considerato come un processo fisiologico di cui il giovane necessita per crescere, capire chi è e chi vorrebbe essere, capire e definire i suoi punti di forza e i suoi limiti.I giovani hanno bisogno di un contenitore, sentono, sempre più, la necessità di trovare un limite fisico, proprio là dove mancano i limiti simbolici, per sentirsi finalmente vivi. </p>



<h2>La cultura del rischio in adolescenza</h2>



<p>La propensione al rischio sembra contraddistinguere il periodo adolescenziale. L’adolescenza rappresenta quella fase del ciclo di vita in cui il rischiare è visto come un bisogno impellente per imparare, sperimentando comportamenti rischiosi, che vanno visti come normali tappe del processo di sviluppo (Bonino S., 2005).</p>



<p>La motivazione e i cambiamenti biologici portano i ragazzi a modificazioni del sistema cognitivo, della percezione dell’ambiente sociale di sé e dei propri valori personali.Lyng (Lyng, 1990) spiega che l’adolescente, sentendo le costrizioni della società (controllo, stress, etc.), cerca di compensare il vissuto personale e combattere la passività, realizzando la propria l’individualità attraverso strade alternative: la velocità, i giochi al limite, l’incerto in tutte le sue forme. </p>



<h2>Il rischio volontario</h2>



<p>Il rischio volontario è visto come la risposta più diretta ai vincoli e ai determinismi sociali ed è il modo che l&#8217;uomo adotta, sempre più, nelle società dei nostri tempi. Negli ultimi decenni si è vista una crescita considerevole dell’interesse dei giovani per gli sport estremi: sempre più adolescenti sono attirati e attratti dalla sfida contro se stessi, i propri limiti fisici e soprattutto mentali, lottando contro le proprie paure e andando contro i limiti di natura quali il vuoto, la velocità, il vento, l’altezza. </p>



<p>La ricerca del rischio, tipica di questo periodo dello sviluppo, si appoggia ai meccanismi dell’agire impulsivo che gli adolescenti ricercano per esteriorizzare i propri conflitti interni. </p>



<h2>Rischio controllato e sport estremi</h2>



<p>Coloro che praticano sport estremi parlano, invece, di vera e propria filosofia di vita matura e riflessiva, affermando che il loro desiderio di “<strong>superare i propri limiti</strong>” è dettato da un atteggiamento maturo di coraggio, indipendenza e autonomia (Lyng, 1990). Generalmente, gli sport estremi attirano due tipologie differenti di individui. </p>



<p>Una prima tipologia è contraddistinta da quei soggetti che, attraverso la pratica di questi sport vogliono entrare in contatto con i propri stati d’animo di forza, sicurezza, coraggio, libertà e con le proprie emozioni più profonde. I giovani che appartengono a questo gruppo evitano con attenzione i pericoli dando valore, soprattutto, al rapporto con la natura e ricercando di ampliare le proprie abilità con stati d’animo di inclusione. </p>



<p>Una seconda tipologia è, invece, quella di quei giovani che, spaventati dalla vita e incapaci di misurarsi con il mondo e la paura della morte, ricercano nello sport estremo, situazioni di rischio e sfida alla morte; per dimostrare continuamente agli altri e soprattutto a se stessi di non temerla e di saperla affrontare. Generalmente queste persone, a causa dei loro timori e paure, si buttano in situazioni pericolose e rischiose per abbassare almeno per un po’ di tempo l’ansia e la tensione che provano.</p>



<p>Da come si può leggere nel libro di David Le Breton <em>Passione del rischio</em> (Le Breton, 1995), <strong>giocare</strong>, per un instante, <strong>la propria sicurezza</strong> e, a volte, la propria vita, rischiando di perderla, per raggiungere e<strong> guadagnare la propria presenza nel mondo </strong>e strappare un sentimento di esistenza, è fondamentale <strong>per sentirsi fisicamente contenuti e rassicurati nella propria identità</strong>.</p>



<h2>La società</h2>



<p>La società propone un mondo, che in realtà, non corrisponde esattamente a ciò che i grandi hanno raccontato ai giovani dei nostri tempi, creando così nell’adolescente, una voglia persistente di significati. Un mondo in cui è difficile o quasi impossibile entrare, tanto fragili sono le opportunità di vita e lavoro. </p>



<p>Il <strong>fascino</strong> sottile del <strong>rischio</strong>, in qualche modo, non è altro che una <strong>rivincita </strong>nei confronti di un’onta subita, da cui i giovani si ribellano. I giovani interrogano la morte per sapere se vivere abbia ancora un significato (Le Breton, 1995).</p>



<p>Non tutti gli adolescenti si fanno coinvolgere in situazioni e comportamenti di rischio. Ciò nonostante queste azioni si riscontrano con predilezione in questa fascia di età, in cui il ragazzo vive ogni momento con incertezza, nel tentativo di riuscire nel passaggio da uno status a un altro.Il comune denominatore risiede nel contatto simbolico con la morte, che gli adolescenti raggiungono attraverso un’intima ricerca di significati. <strong>L’adolescente si spoglia poco a poco dei valori infantili per accedere nel mondo e nei rituali degli adulti</strong>. </p>



<p>Questo periodo, caratterizzato da indecisione e tentennamenti, è da considerare favorevole alla sperimentazione dei ruoli e all’esplorazione di cosa circonda il giovane e delle varie possibilità che l’ambiente ha da offrirgli. </p>



<h2>Rischio come rito di passaggio</h2>



<p>In mancanza di riti di passaggio (impensabili nelle nostre società), capaci di formare e mostrare la via per il pieno raggiungimento dell’età adulta, favorendo un senso d’identità radicato nell’ambiente culturale e sociale, e in mancanza di un entourage che possa contenere l’adolescente durante la sua ricerca di senso, il ragazzo ricorre ad alternative altamente simboliche, dedicandosi a prove personali che gli permettano di testare i propri limiti e di trovare un contenitore di riferimento che la società è sempre meno in grado di fornirgli.&nbsp;</p>



<p>In assenza di una prova che rassicuri l’individuo del significato della sua esistenza, l’essere umano va incontro al rischio per testare la propria voglia di vivere.</p>



<p>Il contatto immaginario, che l’uomo stabilisce con la morte rende possibile simbolizzare le sue incertezze, rassicurandolo sul fatto che egli esiste. Il gioco con la morte, favorisce l’esplorazione di sé e dei propri limiti, permettendo all’essere umano di mettersi in relazione con il mondo e portandolo a constatare non solo la sua, ma anche l’altrui precarietà che caratterizza tutti gli individui. </p>



<p>L’avvicinarsi alla morte attraverso uno sport o attività fisica, consente di sentirsi rassicurati sulla legittimità a esistere.&nbsp;</p>



<p>Se la società non riesce a dare un senso all’esistenza degli adolescenti e a rassicurarli sul proprio futuro, espone i giovani alla nascita di irruzioni selvagge, in cui facilmente verrà espressa l’esigenza simbolica di confrontarsi con la morte.&nbsp;</p>



<p>La società in cui i ragazzi esercitano la propria autonomia va sostituendo l’holding familiare. È fondamentale che la società dimostri al giovane che il suo essere ha un valore enorme ma, se nessuna garanzia riconosce la legittimità dell’esistenza, l’adolescente, avendo sempre più difficoltà a consolidare le scelte e a essere rassicurato sul fatto di trovarsi sulla buona strada, tenterà di allontanare il senso di vertigine che prova con una ricerca deliberata della vertigine, combattendo contro una morte sulla quale, avendo facoltà di scelta e decisione, può prendere iniziative e attuare strategie per evitarla. Attraverso le prove, si oppone frontalmente alla sua paura di non essere e non sentirsi sostenuto e di non essere attaccato a nulla o a poche cose. Il salto nel vuoto diventa il miglior modo per combattere ogni paura del vuoto e affrontare il mondo. </p>



<p>La natura, in questo senso, è considerata autorità senza difetti, poiché si suppone che non sia macchiata da tutte le imperfezioni che caratterizzano l’essere umano. La natura dà il suo verdetto confortando i ragazzi nel loro valore personale. La natura riconcilia se stessi con il mondo. Va vista come quello spazio di transizione, in cui l’adolescente può spogliarsi della sua vecchia identità per ricercarne una più autentica.In questo senso, è fondamentale l’accento posto sul benessere, che l’adolescente prova nell’essere in grado di tenere in mano la propria esistenza, attraverso la padronanza del proprio corpo che, confrontandosi con la natura incontaminata, ha la possibilità di riscoprirsi e ritrovarsi. </p><p>The post <a href="https://www.psicologafioriefarfalle.it/attrazione-delluomo-verso-il-rischio/">Attrazione dell’uomo verso il rischio</a> first appeared on <a href="https://www.psicologafioriefarfalle.it"></a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.psicologafioriefarfalle.it/attrazione-delluomo-verso-il-rischio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Differenze tra &#8220;ti amo&#8221; e &#8220;I love you&#8221;</title>
		<link>https://www.psicologafioriefarfalle.it/differenze-tra-ti-amo-e-i-love-you/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=differenze-tra-ti-amo-e-i-love-you</link>
					<comments>https://www.psicologafioriefarfalle.it/differenze-tra-ti-amo-e-i-love-you/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Carla Casale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 May 2021 08:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.psicologafioriefarfalle.it/?p=5518</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come ci spiega Filomena Fidulli Sorentino&#160;(2015), la lingua italiana, a differenza di quella inglese, ha due diversi modi di esprimersi per manifestare un sentimento amoroso: “ti voglio bene”&#160; “ ti amo”&#160; Significati del “ti voglio bene” e del “ti amo” nella cultura italiana Questi due termini nella lingua italiana sono utilizzati generalmente in modi differenti [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.psicologafioriefarfalle.it/differenze-tra-ti-amo-e-i-love-you/">Differenze tra “ti amo” e “I love you”</a> first appeared on <a href="https://www.psicologafioriefarfalle.it"></a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come ci spiega Filomena Fidulli Sorentino&nbsp;(2015), <strong>la lingua italiana</strong>, a differenza di quella inglese, <strong>ha due diversi modi di esprimersi per manifestare un sentimento amoroso:</strong></p>



<ul><li>“<strong>ti voglio bene</strong>”&nbsp;</li><li>“ <strong>ti amo</strong>”&nbsp;</li></ul>



<p></p>



<h2>Significati del “ti voglio bene” e del “ti amo” nella cultura italiana</h2>



<p>Questi due termini nella lingua italiana sono utilizzati generalmente in modi differenti e contesti diversi.</p>



<p>È particolare come, gli italiani, usino e modifichino le parole per esprimere il sentimento dell’amore.</p>



<p>Il “<strong>ti amo</strong>”: la maggior parte delle persone di cultura italiana, tendono a non dire e usare la parola “ti amo” con parenti o amici.&nbsp;&nbsp;Per la maggior parte degli italiani, il sentimento legato all’amore è confinato tra l’amante e l’amato e declinato esclusivamente nel rapporto passionale.&nbsp;</p>



<p>Difficilmente, questa espressione affettiva è pronunciata tra familiari o tra amici. In Italia, tale espressione, viene, appunto, usata, in modo esclusivistico, tra due fidanzati, amanti&nbsp;&nbsp;con cui si condivide una relazione sentimentale e amorosa.</p>



<p>Il “<strong>ti voglio bene</strong>” è quell’espressione che al contrario del “ti amo”:&nbsp;non ha connotazioni passionali o d’intimità. Esprime, comunque, un sentimento di affetto e un legame particolare connotato da sincerità, lealtà e amore verso l’altro al quale la frase viene espressa.</p>



<p></p>



<h2>E nella cultura anglosassone&#8230;?</h2>



<p>In <strong>inglese</strong>, <strong>non esiste </strong>la <strong>distinzione</strong> tra il “<strong>voler il bene</strong>” e il “<strong>ti amo</strong>”. Tutti utilizzano, come espressione <strong>per le persone che hanno a cuore</strong>: “<strong>I love you</strong>”.&nbsp;</p>



<p>L’amore è visto come un affetto costante e fortemente radicato nei confronti dell’altro; un affetto intenso caratterizzato da una profonda devozione o tenerezza.</p>



<p>Nella cultura anglosassone, la parola “ti amo” viene usata in modo indistinto per esprimere affetto e amore ai genitori piuttosto che ad amici o persone per le quali si prova affetto&nbsp;&nbsp;e non esclusivamente al partner con cui si instaura una relazione affettiva e sessuale.</p>



<p></p>



<h2>Ma negli ultimi anni…</h2>



<p>Sempre più italiani cominciano a integrare, nel proprio vocabolario, la parola “ ti amo” o “I love you”&nbsp;&nbsp;inserendola e utilizzandola maggiormente rispetto a qualche generazione prima, per poter esprimere il proprio voler bene, non solo più al proprio amato, ma anche ai propri amici e familiari.&nbsp;</p>



<p></p>



<h2>Da dove deriva il termine “amore”?</h2>



<p>Carlo Rosso&nbsp;(2015) riporta una breve analisi sulle “<strong>parole dell’amore</strong>” ispirandosi a un testo di Igor Sibaldi (2014), traendone alcune considerazioni interessanti.&nbsp;</p>



<p>Nelle lingue europee il termine “<strong>amore</strong>” deriva da un termine di origine latina:&nbsp;<strong>Amor</strong>; il quale a sua volta risale da una parola sanscrita:&nbsp;<strong>Kama</strong>.&nbsp;</p>



<p>Hanno entrambi significati simili e indicano il desiderio sessuale e l’eccitazione che derivano dal piacere che si può trarre dal guardare, ammirare e toccare o possedere le forme di un determinato corpo.</p>



<p>Le&nbsp;<strong>lingue neolatine</strong>&nbsp;<strong>non posseggono un termine non sessuale per definire l’amore</strong>, dovendosi così adattare all’uso del medesimo termine, ricorrono a limitazioni o precisazioni che ne neghino, così, il significato originario dello stesso, specificando di alludere ad un’altra forma di amore.</p>



<p>Le lingue neolatine danno al termine amore una connotazione, più che altro, sessuale, ove il soggetto è spinto a possedere in modo carnale e sessuale la persona, definendola in base al proprio personale piacere.</p>



<p>Nelle&nbsp;<strong>lingue anglosassoni</strong>&nbsp;ci si trova, invece, ad affrontare il problema opposto, in quanto, la parola&nbsp;<strong>love</strong>&nbsp;in inglese, piuttosto che la parola&nbsp;<strong>liebe</strong>&nbsp;per il tedesco, caratterizzano e indicano in modo più specifico&nbsp;<strong>l’amore non sessuale</strong>. Il termine da cui queste parole derivano è<strong>&nbsp;Leubh</strong>&nbsp;che significa&nbsp;&nbsp;“<strong>avere caro</strong>”.&nbsp;</p>



<p>Chi sperimenta la lettura, di tipo anglosassone, della parola “<strong>love</strong>” ha come fine principale il&nbsp;<strong>bene dell’altra persona dove si&nbsp;</strong>&nbsp;cerca di far stare meglio la persona, di quanto stesse prima dell’incontro; in questa accezione si sperimenta, soprattutto, il piacere del condividere e stare con l’altro.&nbsp;</p>



<p></p>



<h2>E quindi…</h2>



<p>La parola “<strong>amore</strong>”,utilizzata nelle&nbsp;<strong>lingue neolatine</strong>,&nbsp;favorisce la procreazione dei figli e spinge al godere della persona amata che ha acceso ai nostri desideri.</p>



<p>Il termine “<strong>love</strong>”, delle&nbsp;<strong>lingue anglosassoni</strong>&nbsp;garantisce, invece, che i figli siano accuditi sino all’età adulta aiutandoli all’aprirsi al mondo, sottolineando, in questo senso, l’obiettivo cardine dell’amore: donare piacere alla persona amata o che semplicemente ci è cara.</p>



<p>Carlo Rosso (2015) sostiene, che l’amore è trascendentale e per questo motivo è sì attraente, ma allo stesso tempo non potrà mai essere sicuro nella sua totalità. In questo senso l’autore ci spiega che, secondo il suo punto di vista, l’amare una persona in maniera totalitaria sia pericoloso, in quanto, quest’ultima potrebbe prendere una strada differente col passare del tempo. È fondamentale, perciò, coltivare l’<strong>ignoto</strong>&nbsp;e l’<strong>incertezza</strong>&nbsp;come&nbsp;<strong>parti fondanti del certo</strong>&nbsp;e del&nbsp;<strong>prevedibile</strong>; solo in questo modo è effettivamente possibile affidarsi e fidarsi dell’altro.</p>



<p></p>



<h2>“Il bisogno di sicurezza è dunque il killer della passione sessuale” (Rosso, 2015)</h2>



<p>In questo senso, il vivere in due e percorrere assieme le proprie strade di vita significa vivere un futuro non certo e determinato ma sconosciuto e da scoprire e affrontare assieme.</p>



<p><strong>L’amore duraturo non si fonda</strong>, quindi, <strong>sul certo</strong>, sul sicuro e garantito <strong>ma</strong>, piuttosto, <strong>sul coraggio dei due amanti di scoprire</strong> e percorrere assieme l’indeterminato.</p>



<p>Perché la passione intima e amorosa non vada man mano affievolendosi o cada inesorabilmetne verso il buio totale, è necessario ristabilire un confine&nbsp;&nbsp;definito “<strong>Extimità</strong>” tra i due partner, trattandosi da stranieri; se a primo acchito potrebbe sembrare un movimento che rema controcorrente è, invece, ingrediente ed elemento fondamentale perché i due amanti continuino a sentirsi intimi, riscoprendosi giorno per giorno e non perdendo, così, la fantasie e la capacità di erotizzare il proprio compagno.&nbsp;</p>



<p>La passione che è legittimata nei rapporti sessuali tra i due amanti dovrebbe far sì che entrambi i partner possano, per la durata della stessa, essere trattati come &#8220;estranei&#8221; perché quest’ultima non si esaurisca dalla troppa conoscenza che, con il passare del tempo, si pensa aver acquisito sulla sessualità dell’altro.&nbsp;</p>



<p><strong>È bene ricreare</strong>, ogni volta, quella <strong>frontiera necessaria perché la passione amorosa possa essere rialimentata</strong>, esibita e accolta come novità.</p>



<p>Porre queste frontiere nell’atto sessuale crea il beneficio del potersi riscoprire e sperimentarsi, autoalimentandosi sempre con lo stesso trasporto emotivo e la medesima carica erotica.</p><p>The post <a href="https://www.psicologafioriefarfalle.it/differenze-tra-ti-amo-e-i-love-you/">Differenze tra “ti amo” e “I love you”</a> first appeared on <a href="https://www.psicologafioriefarfalle.it"></a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.psicologafioriefarfalle.it/differenze-tra-ti-amo-e-i-love-you/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>420: giornata internazionale della cannabis</title>
		<link>https://www.psicologafioriefarfalle.it/420-giornata-internazionale-della-cannabis/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=420-giornata-internazionale-della-cannabis</link>
					<comments>https://www.psicologafioriefarfalle.it/420-giornata-internazionale-della-cannabis/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Carla Casale]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2021 14:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cannabinoidi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.psicologafioriefarfalle.it/?p=5475</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cosa significa 420? Perché è diventato il numero preferito degli estimatori della cannabis in tutto il mondo? Esistono alcune storie e leggende che raccontato della nascita di questo termine: Il termine 420 è da anni utilizzato dalle forze dell’ordine americane per riferirsi a reati commessi che riguardano l’utilizzo di cannabis. Questa leggenda non ha fondamenti: nel [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.psicologafioriefarfalle.it/420-giornata-internazionale-della-cannabis/">420: giornata internazionale della cannabis</a> first appeared on <a href="https://www.psicologafioriefarfalle.it"></a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa significa<strong> 420</strong>? Perché è diventato il numero preferito degli estimatori della cannabis in tutto il mondo?</p>



<p>Esistono alcune <strong>storie e leggende</strong> che raccontato della nascita di questo termine:</p>



<ul><li>Il <strong>termine 420</strong> è da anni utilizzato dalle forze dell’ordine americane per riferirsi a reati commessi che riguardano l’utilizzo di cannabis. Questa leggenda non ha fondamenti: nel codice della strada l’articolo 420 si riferisce a casi di omicidio.</li></ul>



<ul><li>Un altro significato attribuito al 420 fa riferimento ai 420 cannabinoidi contenuti nella cannabis.&nbsp;Anche questa affermazione non è vera. I cannabinoidi scoperti fin ora sono decisamente meno. I cannabinoidi, prendendo in considerazione sia quelli attivi (circa 111) e quelli non considerati veri e propri cannabioidi, sono al massimo a 315.</li></ul>



<ul><li>Il <strong>20 Aprile</strong> è diventata la <strong>giornata internazionale della cannabis</strong>. Questa è un’affermazione corretta, ma questo è accaduto successivamente alla nascita dell’usanza del numero 420 in riferimento alla marijuana. </li></ul>



<p><strong>Nessuno di questi miti raccontati è vero…</strong></p>



<p>&#8230;<strong>ma è vero che&nbsp;</strong>è proprio dall’usanza del numero 420, come messaggio di ritrovo, che venne fissato il 20 Aprile come giorno internazionale della cannabis e della celebrazione dei fumatori di marijuana.</p>



<p><strong>Due</strong> possibili <strong>storie</strong>, che unite assieme, potrebbero portarci alla <strong>scoperta </strong>della nascita del <strong>codice 420</strong>.</p>



<h2>I Waldos</h2>



<p>L’ormai leggendario numero, o per meglio dire codice, nacque da un gruppo di amici che negli anni ‘70 frequentavano la San Rafael High School. </p>



<p>Questo gruppo di amici era conosciuto all’interno della scuola come i “Waldos”.&nbsp;</p>



<p>I “Waldos” avevano usanza incontrarsi nelle vicinanze di un muro all’esterno della scuola per passare del tempo assieme dopo le lezioni. In questi pomeriggi trascorsi assieme avevano l’abitudine di fumare cannabis.&nbsp;</p>



<p>Un giorno di fine autunno, giornate di raccolto, il gruppetto di amici scoprì che i funzionari della guardia costiera di San Rafael non riuscivano più a occuparsi del loro appezzamento di cannabis.</p>



<p>I Waldos trovando una vera e propria “mappa del tesoro” e decisero di occuparsi loro stessi dell’appezzamento di cannabis delle guardie costiere cominciando a cercarlo in lungo e in largo nei pressi della scuola. </p>



<p>I Waldos, eccitati dalla notizia, si misero subito all’opera e organizzarono le ricerche dell’appezzamento di terra, mappa del tesoro alla mano, sperando, così, di riuscire a trovare il campo e raccogliere gratuitamente un po’ di quell’erba.</p>



<p>Nell’organizzarsi per la ricerca del “tesoro” i Waldos, tutti giovani atleti, decisero di darsi <strong>appuntamento fisso</strong> alle <strong>4 e 20</strong> all’<strong>uscita di scuola</strong> nei pressi della statua di Louis Pasteur dopo i loro allenamenti pomeridiani.</p>



<p>Nonostante le loro innumerevoli ricerche, i Waldos non riuscirono a trovare l’appezzamento di cannabis e i loro tentativi si dimostrarono tutti dei veri e propri fallimenti; i giovani atleti continuarono, nonostante tutto, a cercare con fervore e un pizzico di speranza i terreni con la coltivazione preziosa.&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“Ci incontravamo alle 4:20, salivamo sulla mia vecchia Chevy Impala del ’66 e ovviamente iniziavamo subito a fumare. Fumavamo lungo tutto il tragitto che ci separava da Point Reyes, fumavamo per tutto il tempo mentre eravamo li. Continuavamo così per settimane” ricorda uno dei giovani del gruppo. “Ma non abbiamo mai trovato l’appezzamento”</em>.</p></blockquote>



<p>Senza rendersene realmente conto inventarono, però, una vera e propria parola d’ordine;&nbsp;un <strong>codice segreto</strong> con cui potersi scambiare informazioni e fissare appuntamenti senza essere capiti e scoperti dagli insegnanti o dai genitori.&nbsp;</p>



<p>Bastava dire la <strong>parola 420 </strong>per capirsi all’istante tra di loro. </p>



<p>Questa è una spiegazione plausibile del come questo termine sia diventato un appuntamento per i puristi della cannabis che si ritrovano alle 4:20.</p>



<p>Come si è, però, <strong>diffuso il termine 420?</strong></p>



<p>Molti si chiedono come questo codice segreto utilizzato da un gruppetto di amici del college possa essersi diffuso a livello internazionale…</p>



<p><strong>La risposta è:</strong> grazie al gruppo musicale <strong>Grateful Dead</strong>.&nbsp;</p>



<p>Il padre di uno dei ragazzi dei Waldos si occupava, infatti, della gestione di alcuni beni immobiliari della band e il fratello maggiore del ragazzo era il manager di un gruppo spalla dei Grateful Dead.&nbsp;</p>



<p>I Waldos andavano spesso a sentire la band. Erano soliti darsi appuntamento per andare ad ascoltare la musica dei Grateful Dead nella loro sala prove in Front Street a San Rafael in California.&nbsp;</p>



<p>I Waldos ebbero cosi accesso libero alle prove dei concerti dei Grateful Dead e cominciarono a seguire e a frequentare la band e ricevere inviti alle loro feste private.&nbsp;</p>



<p>I Waldos continuarono a usare il loro codice segreto “420” come segnale per andare a fumare e quando si passavano le canne durante le feste dei Grateful Dead esclamavano sempre <strong>“Ehi 420”</strong>.</p>



<p>Grazie a questo scambio di amicizie il termine 420 associato alla cannabis cominciò a diffondersi nel paese di San Rafael saltando letteralmente di bocca in bocca. È così che il termine cominciò a diffondersi ovunque la band andasse.</p>



<p>Fu grazie ai<strong> Grateful Dead </strong>che il codice 420 cominciò a diffondersi negli USA</p>



<p>La band tra gli anni ’70 e gli anni ’80 intraprese un grande tour dove erano previsti un centinaio di concerti ogni anno.&nbsp;</p>



<p>In quel periodo i Grateful Dead, facendo proprio il codice 420 e pronunciandolo durante i loro concerti, fecero si che il termine cominciò a diffondersi tra i loro fan diventando ben presto di usanza comune.&nbsp;</p>



<p>Successivamente, la rivista High Times contribuì in maniera significativa alla diffusione del termine a livello globale scrivendo della band nei loro articoli e raccontando dell’aneddoto del codice 420.</p>



<p>I Waldos hanno recentemente depositato le prove che confermano la loro storia in una cassaforte di una banca di San Francisco come per esempio:</p>



<ul><li>la bandiera ufficiale del 420 disegnata da uno dei componenti del gruppo durante un ora di lezione alla San Rafael High School&nbsp;</li><li>un ritaglio di un giornale dell’epoca che attesta il desiderio di un ragazzo di festeggiare il suo prossimo diploma invitando tutti al 420.</li></ul>



<p>Oggi il numero<strong> 420 </strong>è conosciuto a<strong> livello mondiale </strong>come<strong> la giornata internazionale della cannabis</strong>.</p>



<p>L’era di internet e della digitalizzazione ha permesso il divulgarsi della tradizione dei Waldos nel darsi appuntamento alle <strong>4:20</strong> come <strong>ritrovo per fumare cannabis</strong> diventando, così, un <strong>fenomeno globale</strong> in cui si celebra la marijuana. Ad oggi il codice 420 è diventato un termine di uso comune.</p>



<p>Ancora oggi, questa storia non accontenta però proprio tutti:&nbsp;i componenti dei Waldos erano tutti grandi atleti e frequentavano tutti quanti corsi extra scolastici dove praticavano attività sportive.&nbsp;</p>



<p>Come mai, allora, darsi <strong>appuntamento</strong> proprio alle <strong>4:20</strong>?&nbsp;Com’è possibile che tutti finissero i rispettivi corsi extra scolastici alla stessa ora?&nbsp;</p>



<p><strong>Pura coincidenza&#8230;?</strong> Che però a molti sembra <strong>strana</strong> e non realmente plausibile!</p>



<p></p>



<h2><strong>I Bebes</strong></h2>



<p>La storia dei Waldos è affascinane però non ha ancora convinto tutti.&nbsp;</p>



<p><strong>Hager</strong> decise di dedicarsi alla questione e intraprendere nuove ricerche in merito alla nascita dello<strong> slogan 420</strong> proseguendo le indagini sull’origine del famoso numero.</p>



<p>Nel 2012 Hager ricette una mail da un uomo che si faceva soprannominare Bebe (Brad Brann).&nbsp;Questa mail ricevuta portò a un nuovo punto di vista sull’origine del 420.</p>



<p>Bebe faceva parte di una gang di San Rafael in California che frequentava lo stesso college del gruppo dei Waldos. La gang era soprannominata Bebes. Fu lo stesso Bebe a soprannominare i Waldos con il termine “Gomers” ancor prima che loro stessi decisero di chiamarsi Waldos. Il termine “gomers” era usato per indicare persone dall’aspetto trasandato e imbarazzante a livello sociale e culturale di quel particolare periodo storico.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Bebe racconta, che lui e i suoi amici solevano ritrovarsi nei pomeriggi per fumare marijuana e fu proprio lui che un giorno nella condivisione di una fumata di erba al suo turno esclamò guardando l’orologio <em>“ Sono le 4:20 è giunta l’ora della bonga”</em>.</p></blockquote>



<p>Da allora il termine 420 diventò ben presto uno <strong>slogan della gang</strong> e prese velocemente piede nelle <strong>usanze</strong> della scuola di San Rafael come codice segreto dell’appuntamento di ritrovo tra i giovani. </p>



<p>Secondo il racconto fornito da Bebe, è proprio da quell’affermazione che risalirebbe l’origine del termine 420.&nbsp;E solo successivamente, venne adottato dagli stessi Waldos.</p>



<p>I Waldos, nella loro frequentazione alle prove dei concerti dei Grateful Dead, trasmisero il termine anche nella cerchia della band.</p>



<p>Furono poi effettivamente i <strong>Grateful Dead </strong>a contribuire al diffondersi in America dell’<strong>usanza del termine 420</strong> come codice di ritrovo tra gli <strong>amanti della cannabis</strong>.</p>



<p>E poi solo con gli anni, con <strong>l’avvento di internet </strong>e della diffusione delle informazioni nel mondo intero, che il termine 420 cominciò a farsi spazio tra le varie generazioni, diventare di gergo comune e essere riconosciuto a livello globale.&nbsp;</p>



<p><strong>Venne, così, istituita la giornata internazionale della cannabis proprio nella data del 20 Aprile.</strong></p><p>The post <a href="https://www.psicologafioriefarfalle.it/420-giornata-internazionale-della-cannabis/">420: giornata internazionale della cannabis</a> first appeared on <a href="https://www.psicologafioriefarfalle.it"></a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.psicologafioriefarfalle.it/420-giornata-internazionale-della-cannabis/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
